Le cassettiere in teak degli anni ’70 sono tra i mobili più comuni nel design scandinavo: ancora oggi sono facilmente reperibili sul mercato del modernariato, ma riconoscere un esemplare originale non è sempre immediato.
In assenza di etichette o riferimenti diretti, è necessario osservare alcuni elementi ricorrenti, materiali, costruzione e dettagli, che acquistano significato solo se considerati nel loro insieme.Tra gli elementi da osservare, il teak è uno dei più ricorrenti nella produzione scandinava degli anni ’70. Si tratta di un legno caratterizzato da una venatura evidente e da una colorazione che varia dal miele al bruno.
Nei mobili del periodo, il teak viene spesso utilizzato come impiallacciatura su struttura lignea, talvolta combinato con elementi in massello. La superficie presenta variazioni naturali nella venatura e nel tono, generalmente meno uniformi rispetto a molte produzioni più recenti.
Osservandola da vicino, è proprio questa irregolarità a fornire spesso le prime indicazioni: il teak originale raramente appare uniforme.
In alcuni casi, la finitura del teak può risultare più uniforme o leggermente più lucida rispetto a quella osservabile in modelli precedenti, spesso trattati con finiture più sottili o a olio.
La presenza del teak, da sola, non è comunque sufficiente per attribuire un mobile alla produzione scandinava del periodo, dato che lo stesso materiale è stato utilizzato anche in contesti successivi.Dal punto di vista costruttivo, le cassettiere scandinave degli anni ’70 mantengono una struttura essenziale, con volumi sollevati da terra tramite gambe integrate o applicate.
I cassetti scorrono spesso su guide in legno, senza l’utilizzo di sistemi metallici moderni. Le giunzioni possono essere visibili nelle parti interne e, in alcuni casi, si riconoscono incastri che garantiscono stabilità senza elementi metallici evidenti.
In alcuni modelli di cassettiera degli anni ’70 si osserva anche una variazione nelle bordature dei piani, che possono risultare più evidenti o leggermente ispessite rispetto ai bordi più sottili e rastremati diffusi nel decennio precedente.
Un aspetto utile da osservare è l’interno dei cassetti: nei modelli originali la struttura interna mantiene una costruzione coerente con l’esterno, con fondi sottili e sistemi di assemblaggio semplici ma solidi, senza componenti industriali recenti.
E’ quindi molto utile controllare l’interno dei cassetti, perché risulta spesso più indicativo della superficie esterna, che può essere stata restaurata o modificata nel tempo.
Nei modelli scandinavi degli anni ’70 le maniglie e i sistemi di apertura sono generalmente integrati nel progetto. Le maniglie possono essere ricavate nel frontale oppure realizzate in legno, mantenendo continuità con la superficie. Un esempio è visibile in questa → cassettiera scandinava in teak, Danimarca anni ’70 🔗
Anche la distribuzione dei cassetti segue una configurazione regolare: frontali allineati, spessori contenuti e proporzioni pensate per un uso pratico. Questa impostazione si ritrova in diversi modelli, come in questa → cassettiera settimanale in teak, Danimarca anni ’70 🔗.
Nei modelli più sviluppati in altezza, come questa → cassettiera alta scandinava in teak 🔗 presente in catalogo, la ripetizione dei moduli evidenzia una configurazione ormai consolidata.
Sono elementi che a volte passano inosservati, ma che, una volta individuati, diventano utili riferimenti. Possono comparire anche in produzioni successive, per cui vanno sempre valutati nel loro insieme.
Più in generale, dunque, non esiste un singolo elemento che consenta di stabilire con certezza l’originalità di un mobile di modernariato: la valutazione deriva sempre da un’’analisi dell’insieme di materiali, costruzione e dettagli. Spesso in assenza di etichette, marchi o documentazione, l’attribuzione è quindi basata su elementi coerenti, più che su prove documentabili.
Nel catalogo ci sono diverse cassettiere in teak degli anni ’70 selezionate con attenzione proprio sulla base di questi criteri: materiali, proporzioni, costruzione.
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